STORIE

Poldina: l’ostetrica di Salsomaggiore

Leopoldina Botti
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Poldina: l’ostetrica di Salsomaggiore
LA STORIA
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“E’ podalico.”
“O mamma. E quindi?”
“Bisogna andare in ospedale.”
“Ma qui non c’è!”
“Dai, su. Alzati e andiamo a Tabiano”
“Ma come ci andiamo? Son chilometri …”
“A piedi no, in quale altro modo?”

L’anno è il 1944. Siamo in guerra. Il battaglione Forni della 31° Brigata Garibaldi si batte duramente contro i tedeschi. Ma c’è per fortuna anche qualche momento per l’amore. Una bella salsese sta per dare alla luce il suo bambino. Chiama Poldina, l’ostetrica di Salsomaggiore. Ha 21 anni ma un’esperienza grande quanto il suo cuore. La chiamano di notte, di giorno, dai dintorni. Lei inforca la bicicletta e va. Va dappertutto. Anche dove manca tutto.
“E’ andata via la luce. Mario! Mario, vai a prendere delle candele, presto che l’ostetrica qui non ci vede niente!”
“Posso lavarmi le mani?”
“No. Non c’è acqua. Si strofini bene le mani con questo straccio. E’ pulito, sa?”
“Ma se non posso disinfettare l’ambiente, almeno le mani ….”
“C’è la finestra aperta. Sente che aria? E’ il ricambio d’aria che serve, mica altro”.

 

In dialetto questo dialogo è più bello: ma il concetto è chiaro. Un individuo è sano se e nella misura in cui s’armonizza con l’ambiente dove vive.

Insomma, c’è sempre una dinamica nelle cose. E di dinamica Poldina se ne intende. Per fare  l’ostetrica in quegli anni, in quelle zone ci vuol la gamba buona. Quindi incoraggia la bella ragazza che sta per partorire un bambino che non si è girato in pancia, a marciare. E possibilmente anche un po’ svelta.

“Dai su stellina, cammina”

“Aspetta che mi duole tutto”

“Ci credo. Ma bisogna andare”

La storia è a lieto fine: molte ore più tardi un bel fantolino è abbarbicato al seno della sua mamma e tira con un’energia degna di suo padre, il partigiano.

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Leopoldina, o come la chiamavan tutti Poldina, faceva l’inserviente infermiera alle Terme di Salsomaggiore a 15 anni. L’età in cui oggi una ragazza a mala pena sa mettere l’acqua sul fuoco per cuocere una pasta.

“Lavoravo dalle 5 della mattina alle 6 di sera. Era il 1938, anno in cui Hitler venne a trovare Mussolini”. Ricorda Poldina la storia come fosse ieri. “Fecero la Conferenza di Monaco dove i grandi s’abbracciarono e dissero che la guerra non l’avrebbero fatta mai, e invece…”. La guerra scoppiò e mentre lei cominciò il corso triennale per diventare ostetrica continuando a lavorare alle Terme, Bruno, suo futuro marito (“ancora non lo conoscevo”), come carabiniere sì è fatto la Francia prima, l’Albania poi e alla fine in Grecia dove i tedeschi lo presero e lo misero in campo di concentramento, dalle parti di Stoccarda. “Riuscì a rientrare all’inizio del ‘45, prima che la guerra finisse, grazie ai favori di una dottoressa che s’era incapricciata di lui … Poi ha incontrato questo bel carabiniere e “Ci siamo sposati nel 1946, lui aveva 31 anni e presto sono arrivati i bambini. “Sì tre: due femmine e un maschio, il più piccolo. Ora ho anche 4 nipoti.” Leopoldina ha dovuto fronteggiare anche le difficoltà della vita: “Son rimasta vedova che le due figliole non avevano neanche vent’anni e il ragazzo 14. Ma continuavo a fare il lavoro più bello del mondo.” In quegli anni passare le acque diventa un po’ anche una moda: “Salsomaggiore diventa la città della salute ma anche del divertimento” così un po’ tutti gli abitanti si cimentano con l’arte dell’ospitalità. “Andavo a dormire in soffitta ma affittando la mia camera son riuscita a guadagnare quei soldi in più così necessari per far studiare i figli.”

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S’è fatto tardi, Leopoldina mi sembra stanca. Avvio la cerimonia dei saluti. Il saluto più bello e dolce che ricevo dalla mia ospite lo conservo qui nel portafoglio.

E’ la ricetta della crostata che il grande Angelo Paracucchi, l’inventore credo della cucina creativa, che è fra l’altro nativo di Salsomaggiore, se la sogna. Come arrivo a casa la consegnerò a mia moglie perché me la prepari e così, assaporandola ricorderò con piacere la grande Poldina. Anzi sapete una cosa? Ora le telefono: “Elena ciao amore mio! Ascolta fammi un piacere, poi ti racconto bene, ma ora non m’interrompere sennò perdo il filo. Ci sei? Allora prendi 300 gr di farina; 3 uova ma solo il rosso, 150 gr di zucchero, 150 gr di burro, un po’ di limone, un pizzico di sale, senza droghe e senza lievito. Hai capito? Ah, ancora una cosa. Come ce l’hai le mani? Fredde? Allora se impasti adesso, mettici anche la chiara d’uovo. Me l’ha raccomandato Poldina. Sì Poldina, una bellissima signora di Salsomaggiore che per tutta la vita ha fatto l’ostetrica. Quanto deve cuocere la torta? Un momento: ah sì, ora mi ricordo. 25 minuti nel forno a 200 gradi. Ah, e poi mettici la marmellata di ciliegie, per piacere. Fra un’ora sono a casa. Grazie, eh! Un bacio.”

su e giù per la vita

L’intera storia dedicata a Leopoldina Botti è nel libro “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” di Marco David Benadì, edito da Baldini&Castoldi.

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