STORIE

Orlando Fugugnoli, il falegname di Trecenta

Orlando Fugugnoli
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Orlando Fugugnoli, il falegname di Trecenta
LA STORIA
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“Ma tu sei matto! 5 euro in più a tavolino non te li do, nemmeno se piangi in cinese!”

“E allora quella modifica che m’hai chiesto io non te la faccio ”

“E cosa sarà mai mettere un’altra cornicetta, un po’ più stretta, al posto di quella solita?”

 

“Provaci tu! Ma mi sa che tu non hai mica capito quanto lavoro c’è per realizzare quella cornicetta che m’hai chiesto.Un po’ più stretta, vuol dire che devo rifare completamente lo stampo”.

“Si, va bene, ma 5 euro a tavolinetto … Non si può, non si può … E’ assolutamente troppo. Capito?”

“Ma come fai a dirlo che non posso chiederti di più per un lavoro per fare il quale devo riprenderli tutti i tavolini e sistemarli, uno a uno, per via di questa modifica?”

“Voi artigiani, tutti uguali siete. Dopo un po’ che lavorate con una ditta, via ad approfittarsene”.

“Ma cosa dici! Son 21 anni che lavoro per voi …” qui la voce del signor Orlando a poco a poco si era fatta più alta.

Ma altrettanto piccato, aggressivo, rispondeva il signor Armando: “Appunto”.

L’Orlando e l’Armando si stavano guardando, occhi negli occhi, tutti e due con le braccia dritte, con i pugni stretti, chiusi sul tavolino che avrebbe potuto, anche cedere tutto a un tratto a quella gran pressione.

Si vede che le voci erano arrivate anche nell’ufficio accanto, quello di Giuseppe che rispetto all’Armando, il suo socio di minoranza, deteneva il 75% delle quote della ditta.

“Armando, cosa succede?” domanda Giuseppe.

“Succede che l’Orlando vuole cinque euro in più a pezzo” risponde l’Armando, quasi mordendo l’aria.

“E tu daglieli!” replica sorridendo Giuseppe.

“Ma come?” esplode ancora l’Armando.

Giuseppe respira e fa un paio di passi decisi dentro la stanza e si mette accanto all’Armando. Gli appoggia una mano sull’avambraccio e, sempre con lo stesso tono carezzevole, s’informa: “Quanti pezzi ci ha già consegnato il nostro Orlando quest’anno?”

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“Dall’inizio dell’anno, quindi in dieci mesi, ci ha consegnato tremila pezzi”.

“Tremila, ho capito bene, vero?” e mentre lo dice Giuseppe guarda sorridendo il suo socio. Lo ripete un altro paio di volte: “Tremila, tremila. Però! E bravo il nostro Orlando! Forse è proprio la ditta d’Orlando quella che ci fa più pezzi di tutti nostri fornitori. Dico bene Armando?”

Ora Giuseppe alza, pacato e solenne ma perentorio, una mano. “Abbi pazienza Armando. Volevo farti un’altra domanda ….. Di questi 3000 pezzi, quanti sono risultati difettosi ai nostri controlli di qualità? Me lo sai dire?
“Certo Giuseppe, ci mancherebbe” – fa l’Armando sfogliando il registro – “Quattro, ecco, quattro in tutto”
“Quattro in tutto? E 4 su 3.000 vuol dire … bah, un pelino di più dello 0,1% … Giusto?”
“No Giuseppe, non è giusto”. Questa volta a parlare è il signor Orlando, finora rimasto zitto, in disparte a vedere come l’Armando stava subendo l’autorità di Giuseppe. “Di quattro respinti dal controllo di qualità, tre s’erano proprio distrutti …. Perché son cascati a voi, mentre con i vostri muletti e la vostra gente, la stavate scaricando dal camion. Sicché, per la precisione, un prodotto difettato su 3.000 fa percentualmente quasi zero”.

L’Orlando è così: buono e caro, ma non azzardatevi a pestargli i calli che vi scortica vivi. Con lui non si scherza neanche per sogno. Oh intendiamoci: se c’è da giocare e si è in vacanza, lontano dal lavoro, Orlando è il primo a fare battute, scherzi e a divertirsi. Ma sul lavoro no eh, sul lavoro non si scherza.

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Nei trenta e più anni che la Ditta Artigiana di pregiata falegnameria Fugugnoli ha operato nel basso Polesine, ha avuto alle sue dipendenze molti operai da Orlando fatti crescere come stipettai, l’elite dei falegnami. Gente precisa, ossessionata dalla qualità.

“Gli attrezzi del mestiere vanno tenuti con grande riguardo. Una volta adoperati vanno riposti. Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa” mi fa mentre mi porta in giro per il suo laboratorio e mi mostra i vari arnesi: quasi oggetti d’arte da conservare e riporre perfetti, diventati essi stessi oggetti d’arredo.

“Qual è il suo motto?” “Il motto della Ditta Fugugnoli? Boh. A me le chiacchiere, l’avrà capito, piacciono poco, sa?” “Ho capito, ho capito. Se dovessi inventargliene uno io direi: precisione e perizia”. “Mi dica una cosa” – mi fa- “ lei lavora nel marketing, per caso?” Fischietto e divago. “Sa che cos’è il marketing?” – mi fa sornione – “Aria fritta inscatolata”.
“Oggi non è più il tempo del mobile fatto a mano, con cura certosina: badi, non mi lamento mica. La gente è bene abbia quello che vuole. Lo vede questo tavolino qui?” – mi fa – “A me costa, fra lavoro, verniciatura e tutto il resto una certa somma, per cui, se lo metto in vendita e voglio magari guadagnarci anche qualcosina, meno di trenta euro non posso proprio chiedere. Bene. L’altro giorno con mio cognato e le nostre mogli, andiamo in uno di questi grandi centri stranieri che vendono mobili. C’è un tavolinetto, uguale no ma simile sì a questo mio qui: lo sa a quanto lo vendevano? A quattro euro. Ha capito? Quattro euro. E l’avevano perfino laccato!”
Non so bene che cosa rispondergli: mi viene di fargli: “Senta, mi lasci la sua mail, così potrà leggermi in anteprima ….” Ma non riesco a finire il discorso, mi son ritrovato in strada tutto d’un botto. Non è che Orlaldo m’abbia sbattuto fuori. E’ che s’è ricordato all’improvviso che aveva da fare una cosa urgente.
“L’artigiano mangia alle 12; cena alle sette …. E durante il giorno lavora. Lui! Mi stia bene!”

su e giù per la vita

L’intera storia dedicata a Orlando Fugugnoli è nel libro “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” di Marco David Benadì, edito da Baldini&Castoldi.

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