STORIE

Il bacio e la mitraglia

Clotilde Spanio
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Il bacio e la mitraglia
LA STORIA
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La seconda storia che vi raccontiamo, tratta anch’essa dal libro di Marco David Benadì “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari”, è dedicata a Clotilde Spanio, cardiochirurgo di origini friulane, una donna brillante, ironica e intelligente, di quasi novant’anni.

Clotilde Spanio è “…viva come la brezza di primavera. Non solo perché da cardiochirurga ha curato molti cuori, ma anche perché è una donna di straordinario coraggio e forza di carattere […] che ha avuto un impatto vero sul mondo, anche se non così in vista da figurare nella cronaca dei media.”

Clotilde accoglie l’autore nella sua casa veneziana, nel sestiere Cannaregio, vicino all’ospedale dove ha lavorato per molti anni. Si accomodano in un meraviglioso salone stracolmo di mobili antichi e opere d’arte. Al primo impatto sembra una donna gelida, di roccia, ma subito dopo si scioglie nei racconti della sua infanzia e gioventù, a partire dalle sue origini:

“… nata nel 1927 a Domanins, a 20 chilometri da Pordenone in Friuli-Venezia Giulia. Sua madre era di Spilimbergo, mentre suo padre, il dottor Angelo Spanio, era veneziano, ha lavorato come medico primario nell’Ospedale Civile ed è stato sindaco della città dal ’51 al ’55. […] La famiglia Spanio era numerosa, molto cattolica.”

I genitori di Clotilde erano persone molto colte, parlavano due lingue e avevano viaggiato molto, soprattutto in Europa, per questo ci tenevano particolarmente all’educazione dei figli:

“Mi sorride raccontandomi di quando sua madre cercava di insegnarle il tedesco: di come radunasse tutti i bambini della famiglia in una stanza e ordinasse loro di ripetere quello che diceva e di come non fosse troppo contenta dei risultati. Il padre allora aveva fatto venire una balia, una schwester tedesca.”

Poco dopo però è proprio Clotilde a scoprire un ritratto di Hitler sul comodino della balia, che per precauzione viene prontamente mandata via dal padre.

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La guerra è stata una presenza ingombrante nella vita di Clotilde, eppure non ne parla molto, lasciandola solo come rumore di fondo dei suoi racconti:

“Mi racconta di quella volta in cui ha incontrato i partigiani della nona Brigata Garibaldi, gli stessi dell’eccidio di Porzus. Un giorno sono entrati in casa loro e l’hanno tenuta in ostaggio per un’ora insieme alla balia […] «A un certo punto, dopo un’ora che avevo il mitra puntato sullo stomaco, ho tirato un gran botto sul mitra di questo qua e ho detto ‘Ma insomma, basta! Perché noi siamo due donne sole e disarmate, e voi siete in dodici, e siete armati come i pirati di Mompracem’…» […] I partigiani erano dei ragazzini anche loro […] Così se ne vanno vergognandosi un po’…”

Riguardo alla sua formazione come medico, Clotilde racconta di aver ricevuto da suo padre un’istruzione molto severa, e che lei fosse una donna non faceva alcuna differenza. Ha studiato medicina a Padova e poi a Torino, unica città che all’epoca poteva vantare la specializzazione in cardiologia. La famiglia, lo studio e il lavoro sono state le cose più importanti per Clotilde, i pilastri che hanno segnato la sua vita, spendendosi sempre molto per i suoi pazienti:

“Per un certo periodo ha un accordo con le suore del carcere che, in caso di necessità, possono mandarle i detenuti che hanno bisogno di una visita. […] Un giorno esegue l’elettrocardiogramma su un giovane accompagnato da dodici carabinieri. Clotilde simpatizza subito con i militari dal momento che il detenuto li aveva canzonati tutto il tempo. Esamina il paziente e gli ingiunge di compiere un triplice esercizio molto faticoso: non è proprio necessario ma vuole mettere un po’ di equilibrio nella situazione. Il maresciallo capisce tutto – la dottoressa Clotilde ha vendicato l’Arma! – allora torna indietro e le dà un bacio sulla guancia.”

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Clotilde è oggi una donna pienamente soddisfatta: professionalmente si è dedicata agli altri, mentre a livello personale la sua vita di donna impegnata nel sociale le ha consentito di incontrare persone straordinarie. È questo il suo segreto di longevità, insieme ai valori nei quali non ha mai smesso di credere:

“Adesso sorride e mi dice che ora basta niente perché le sue ossa si rompano – infatti è sulle stampelle, è caduta e ha dovuto portare il gesso per sessanta giorni dopodiché ha dovuto subire delle complicazioni in fase di riabilitazione. Ma nonostante questo, è qui con me e sorride. Mi dice che si è chiesta molte volte cosa avesse potuto mai fare senza la sua fede. E intanto lei è convinta che si può essere felici a qualsiasi età e in qualsiasi condizione. […] Clotilde, la donna di roccia che ci saluta sulla porta è diventata una donna di mille racconti e mille ricordi di cui anche noi adesso facciamo serenamente parte.”

L’intera storia dedicata a Clotilde Spanio è nel libro “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” di Marco David Benadì, edito da Baldini&Castoldi.

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L’intera storia dedicata a Clotilde Spanio è nel libro “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” di Marco David Benadì, edito da Baldini&Castoldi.

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