Dimmi con che camper viaggi, ti dirò chi sei

Anna Scavia
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Dimmi con che camper viaggi, ti dirò chi sei
LA STORIA
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“Mamma guarda: che camper piccolino” “Tesoro è un’Ape” “Che cos’è un’Ape?” “E’ una Vespa con la casetta attaccata” “Ma è bellissima, la voglio anch’io. Potremmo metterla nel garage del nostro camper”. Un letto, una cucina, qualche vano saggiamente ricavato nello spazio per alloggiare stoviglie e qualche capo d’abbigliamento sono allestiti mirabilmente in un veicolo compatto ed essenziale con cui girare il mondo.

 

“Mamma, ma quanto andrà veloce?” “Non lo so, ma non hai bisogno di correre se sei immerso nella natura” “Papà perde sempre la pazienza quando in autostrada c’è qualche macchina piccolina che non ci fa passare” “Ma con l’Ape Car non si va in autostrada” “Ma allora per andare in Sardegna quanto ci vuole?” “Ci vuole solo la voglia e il piacere di guardarsi attorno”

Quando l’Ingegner Piaggio decise nell’immediato dopoguerra di avviare un’impresa che gli permettesse di raggranellare i capitali necessari ad alimentare il suo sogno di tornare a costruire gli aeroplani, probabilmente senza rendersene conto, regalò al mondo un altro tipo di ali. Nell’immediato la Vespa permise alla gente di spostarsi in modo economico e pulito e anche d’avviare un’attività commerciale. La prima Ape fu una sorta di Vespa lunga su cui caricare vari tipi di merce. Col tempo c’è stato chi ha trasformato l’Ape in un accattivante negozio viaggiante, capace d’attrarre lo sguardo dei passanti, non solo in virtù delle merci esposte, ma anche grazie alla capacità del mezzo di catturare l’attenzione.

 

Quel ragazzino che con uno sguardo di meraviglia sulla banchina del porto di Livorno subissa la mamma di domande su quello splendore che sembra un giocattolo, non è altro che uno fra i tanti stupiti, ammirati, divertiti curiosi che hanno avvicinato l’architetto Anna ferma a un semaforo oppure in sosta da qualche parte, orgogliosa e felice alla guida del suo Ape Camper. “Sì, da una parte avverto lo stupore della gente che non riesce a rendersi conto come in così poco spazio si possa addirittura dormire, farsi qualcosa da mangiare, insomma vivere come in una casa”

“La maggior parte dei commenti scommetto saranno di gente ammirata dalla sua creatività, architetto” “Ma sì, certamente. Guardi però che l’Ape, si presta a un milione di personalizzazioni. L’avrà vista a Capri, attrezzata come un taxi, inerpicarsi sul quelle stradine strettissime, affacciate su quegli scenari incomparabili, con gli ospiti contenti a bordo” “E’ vero. Ci sono un sacco di versioni di Ape Car attrezzata come un minitaxi” “Negli spazi stretti è insuperabile: gira su stessa in un metro, va dappertutto col suo motorino scarso di cavalli ma entusiasta e generoso”. “Architetto, mi raccontava anche che coglie nelle persone che si mettono a chiacchierare con lei quando la incontrano alla guida del suo Ape Camper divertimento ed allegria nel farle domande” “E’ proprio così. Io penso che questo avvenga perché è un mezzo che ispira immediata simpatia. Ha un musino simpatico, ingombri così limitati che chiunque si sente in grado di guidarla” “Ed è così divertente guidarla?”

“Ma certo che sì: questa versione con il volante è più comoda di quella con il manubrio” “Da giovanotto ho guidato anch’io un’Ape 50. Era l’unico mezzo con cui si poteva entrare in centro storico sperando di trovare un posticino per parcheggiare il più vicino possibile al luogo dove si doveva effettuare una piccola consegna di merce”

 

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“La sua maneggevolezza è davvero proverbiale. Pensi che sono anche riuscita a farla salire in treno” “In treno? Per andare dove?” “In Svizzera, a Lucerna: c’era un raduno di “apisti” e il passo del San Gottardo era chiuso” “Naturalmente, con l’Ape Camper è proibito andare in autostrada” “Sì è evidente. Ma anche se fosse concesso non ci andrei mai” “E perché?” “Lei mi ha detto che va in moto, vero?” “Sì, è così”

“E mi dica: quanto è divertente andare in moto in autostrada?”  “Sì, ha perfettamente ragione. Sulla tratta Milano Rimini in moto c’è da addormentarsi” “Con un mezzo come l’Ape poi, costretti ad una velocità di crociera sui 50 all’ora, i lunghi rettilinei non finiscono mai”

“Ma lei che guidava delle Yamaha da enduro, come ha potuto appassionarsi all’Ape Car?”

“Certo, ho sempre avuto una passione sfegatata per le moto, è una passione che dura tutt’ora anche se non le guido più. Ai tempi dell’università eravamo quattro amici inseparabili con il mito della Parigi Dakar, della grande impresa motociclistica.  Ma i miti, si sa, sono inarrivabili e servono più che altro da stimolo. Quindi ci concentrammo ragionevolmente su di un impresa più alla nostra portata:  l’attraversamento dell’Africa del Nord da est a ovest o viceversa, ma  per far si che fosse impresa vera, il mezzo doveva essere inusuale come un motocarro a tre ruote Un impresa in Apecar” “Appunto. Come si fa a passare dalla motocicletta allo scooter? Non solo, perdoni l’irriverenza, ad un triciclo!”

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“Infatti, quel viaggio africano in Ape non si concretò mai, ma la scintilla amorosa era scoccata e, a quasi quaranta anni di distanza dalle prime Parigi Dakar, è maturata l’idea di dar forma all’impresa ” Si, a tanti anni da quel sogno, da quel primo innamoramento, ci sono state tutte le condizioni per far fiorire la passione. Comunque  l’Ape Car, anzi, il mio Ape Camper, non è uno scooter e non è una moto, ma non è neppure un’auto.

Eppure aderisce perfettamente al mio attuale modello di viaggio e, visto l’interesse che ha riscosso, oso pensare di non essere la sola.  E’ come una motocicletta col sidecar. Il mezzo più irragionevole che esista, non trova? Eppure è il mezzo che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di possedere”.

“Non mi dica che è riuscita, architetto, a installare lì dentro anche un bagno?”

“Beh, quello ancora no, ma fa parte del progetto di miglioramento” “Insomma s’è invaghita dell’Ape Camper. E che cosa ha fatto per prima cosa?” “Innanzi tutto sono rimasta senza lavoro” “Scusi non colgo il nesso?”

Capita che nel 2013 a 50 anni vengo inaspettatamente licenziata” “Oddio” “Ma niente affatto! Non dico fossi contenta, ma quell’accadimento lì io l’ho vissuto come una spinta per ricercare nuove opportunità. Vede, ho sempre avuto l’attitudine a cavarmela da sola. Un’altra mia passione, ed eravamo prima di Expo, è stata ed è la nutrizione, la cucina, il cibo. Un vero e proprio interesse prepotente. Sicché mi dico che forse questa è la volta buona per dare il via ad un’iniziativa di ‘prendere il prossimo per la gola’. Penso ad una micro impresa, sicché la vede la coerenza con il micro mezzo?” “Voleva fare la ‘regina’ dello street food?”

“Macché regina o presidentessa d’Egitto. Volevo piuttosto riuscire a conciliare le mie grandi passioni: cucinare e viaggiare. Il viaggio rappresenta il massimo della bellezza, della gioia. E anche la cucina è per me un’altra bellissima passione. Quindi, capisce? Il mio interesse stava nel provare a trovare il modo di far conciliare il lavoro col divertimento, l’obbligo con lo spasso, l’impegno con il gioco. La cucina è disciplina, metodo, organizzazione mentre il viaggio è scoperta, entusiasmo, libertà” “Interessante il suo tentativo di cercare di conciliare disciplina e libertà.  C’è riuscita?” ”Guardi che osservare, rispettare, agire con disciplina significa essere liberi, liberi davvero” “Capisco: vuol dire che il cosiddetto ‘regime di vincoli’ per lei non rappresenta più un limite ma un’opportunità. E’ così?” ”Sì, e abbiamo, se vogliamo, la possibilità di trovare un lavoro che ci rispecchi, che ci appaghi”

“Quindi l’Ape potrebbe rappresentare un tentativo di conciliare dimensioni così apparentemente opposte?” “Si esattamente, tuttavia la realtà a volte supera la fantasia, la ristorazione in Italia, soprattutto lo street food è sottoposto ad una allucinante e direi scoraggiante quantità di regole. Sicché non ne ho fatto più nulla. Non volevo che l’impresa, intesa come la ditta, uccidesse l’impresa, intesa come il viaggio, l’avventura”.

“Quindi adesso accantona l’Ape Car come ‘ristorante viaggiante’ e  vuole fortemente realizzare il suo primo Ape Camper?”  “Proprio così: avevo in mente una cosa molto precisa e su internet mi imbatto in una bellissima  ApeCamper. Prima reazione: delusione nera, qualcuno l’ha già realizzato. Quindi ho preso a seguire, con grande interesse, le mosse del suo proprietario , che poi scoprirò avere un nome, un cognome e un indirizzo, che con il suo Ape Camper da sogno ha fatto viaggi per tutta l’Europa, in Svizzera, in Sardegna, in Belgio, in Olanda. Io sono solita dire che copio, ma copio bene”

“E quindi che ha fatto?”

“Io avevo in testa un’idea ben precisa di ciò che volevo ottenere, ho anche una buona manualità  e dunque era normale pensare che io avrei costruito, da me, la cellula camper. Quindi ho spulciato la rete, in lungo ed in largo, per cercare ispirazioni, informazioni  e conferme alla mia idea di progetto. La rete è un posto fantastico, una lampada di Aladino, basta picchiettare sui tasti del PC e centinaia di pagine, immagini , tutorial, sono li a portata di click. Comincio a raccogliere indicazioni sui materiali più adatti, ecologici da un canto ma anche leggeri. Comincio a valutare le dimensioni, scelgo anche gli utensili più idonei e comincio a fare un po’ di conti “E in tutto questo tempo però non ce l’aveva ancora un’Ape vero?” “Proprio così. Al momento non dispongo ancora di un’Ape tutta mia. Ma metto a profitto la mia laurea in architettura e comincio a progettare il modello dell’Ape Camper dei miei sogni”.

“Che cos’è che le permette di trasformare il suo progetto in un’iniziativa davvero concreta e che vuole realizzare?” “Due cose, quasi concomitanti: la prima avviene nel 2014. Stefan che seguivo nei suoi viaggi europei in Ape Camper pubblica sul suo sito l’invito a partecipare al Giubileo per i venti anni del Ape Club che presiede. Sarà nel 2016 nel mese di maggio a Lucerna”

“Mi sta dicendo che due anni prima lei decide che ci sarebbe andata?” “Sì, è proprio così; e quasi contemporaneamente  l’altro fatto imprescindibile: trovo un Ape Car da acquistare, proprio lì dove c’è l’azienda agricola di famiglia in provincia di Alessandria. Comincio il corteggiamento. A metà del 2014 sto parecchio là e chiudo l’affare. Poi però per mille e un motivo sono presa dal vortice degli impegni familiari e fino al marzo del 2015 non metto mano al mio giocattolone. A quel punto però scatta la molla che mi spinge a sottoporre la mia Ape Car a revisione e finalmente ottengo l’autorizzazione a farla circolare su strada. Un bel risultato per una ‘ragazza’ con già trent’anni di vita sul groppone. Ma al di là dell’affidabilità tecnica del mezzo, io volevo verificare se io avessi‘nelle gambe’ la capacità di guidare quell’attrezzo. E se sì per quanti chilometri? Sicché comincio un giro nella provincia di Alessandria e da lì mi sposto nell’Appennino ligure e arrivo fino al mare”

“Evidentemente le risposte che ha ricevuto l’hanno rassicurata!” “Sì, è così. Comunque il mio primo vero viaggio l’ho compiuto nel luglio 2015”“E dov’è andata?”  “E’ stata un’esperienza unica, fantastica. Se parto un po’ da lontano non s’annoia, vero?” “La prego” “Dunque: chi sono gli attori? Io naturalmente ed una mia amica erborista. Dov’è la ‘scena del crimine’? A Chiaverano, non distante da Ivrea. Qual è il movente? Un festival di musica rock. Alla festa faceva da contorno un mercatino. Ci eravamo proposte io e la mia amica di utilizzare il mio Ape Car come un mezzo per promuovere la vendita dei suoi prodotti. Come ci siamo organizzate? Partiamo in colonna: io assisa in trono nella mia Ape a la mia amica erborista con tutto il materiale in auto. Non volevamo sovraccaricare il mio prezioso mezzo nel suo primo viaggio”

“E come è andata?” “Ah, il viaggio benissimo. Dopo 150 chilometri percorsi alla folle velocità media di 30 chilometri l’ora siamo arrivate. Alle 19 abbiamo completato tutta la mostra dei prodotti. L’Ape Car è uno splendido ‘autonegozio’ allestito di tutto punto con tante belle scatoline di cartone in bella mostra. Siamo pronte per il nostro debutto” “Chissà quanta gente!” “Un disastro. S’è messo a piovere. Dapprima uno stillicidio gocciolante odioso e continuo, poi acqua scrosciante!Abbiamo dovuto ritirare tutta la merce prima che si rendesse inutilizzabile” “Quindi le vendite non sono andate bene?” “Vuole scherzare? Non abbiamo venduto neanche un pezzo”. Ma è stato un weekend comunque speciale.

“Che peccato. E dopo questa esperienza che fa?” “Mi preparo per il raduno di Lucerna a cui mi presento, come le ho già detto, grazie a una tratta da  fare sul treno pagando, guardi un po’, la tariffa di un side car. Poveretti: non sapevano che tariffa applicarmi!” “In queste sue prime esperienze, potremmo chiamarle, ‘prese di confidenza’ con l’Ape, di che cosa si rende conto lei ha necessità assoluta?” “Beh questo viaggio avrà peculiarità ben diverse dalle scorribande effettuate fino ad allora. Andrò ad incontrare Stefan, il mio ‘maestro’, andrò all’estero, sarà un viaggio di due giorni solo per arrivare là, andrò da sola.  Parteciperò ad un raduno di Ape Car. Voglio fare assolutamente bella figura e devo necessariamente dotare il mio piccolo mezzo con un riparo per trascorrere la notte. Come lo strutturo? Con una tenda? Come la sostengo? Con dei pali? E se sì, di che tipo? Mi ci vorrà magari anche un telone? Per farla breve, progetto uno scatolone. Davvero sa? Praticamente tre pareti un pavimento e sopra un telone di copertura come una centina da camion”

“Beh, da queste foto la sua Ape Camper mostra un aspetto molto gradevole” “Si ma non è ancora quello che voglio, sembra più un furgoncino per la vendita delle arance. Non c’è luce ‘in casa ’.  Come posso fare per avere della luce naturale? Ci penso un po’, di nuovo cerco di ispirarmi a soluzioni che altri hanno adottato, le individuo, le perfeziono, le progetto e mi do da fare per trovare delle finestre da camper usato. A questo punto apro le pareti e ce le infilo. Ed ecco, questo è il risultato. Adesso posso partire”

Questa signora bella, benestante, dai modi squisiti, ha trovato nell’Ape quelle ali che l’ing. Piaggio voleva donare all’Italia? Chissà? L’ho appena conosciuta, sono stato ricevuto nella sua bellissima casa nella Milano elegante, sofisticata, elitaria. La strada dove abita, la casa in cui vive, il mobilio da cui è circondata tutto ti farebbe pensare meno che a una persona che come mezzo di locomozione, per andare in vacanza, usa un’Ape. Di più: che come modo di concepire la vacanza vede un camper minimalista, dove con molta buona volontà ci si riesce a dormire perfino in due. Dove anche prendere il caffè richiede l’esercizio di quell’umiltà che ti fa sentire intimo con la terra a cui appartieni. Forse è quella grande casa in provincia d’Alessandria, quella grande tenuta agricola dove, come nella pianura padana su usa, si produce grano e mais, che l’ha educata al gusto della semplicità, della concretezza.

Per viaggiare non c’è bisogno della Range Rover, né della Jaguar, né della Maserati. Il viaggio più importante, quello che comincia da te stesso e finisce dentro di te, lo si può fare molto meglio con un’umilissima Ape che la passione, l’amore, la competenza e la fantasia hanno trasformato in qualcosa di più importante, bello e suggestivo della pur meravigliosa carrozza di Cenerentola. Per di più con l’Ape Camper non c’è nemmeno da rispettare la tagliola di un orario tiranno e crudele. Il viaggio più bello è quello che dobbiamo ancora compiere, diceva il poeta. L’architetto Anna lo sa ed è lieta, con simpatia ed umanità, di condividerlo con chiunque sappia apprezzare il gusto della lentezza e dell’essenzialità.

su e giù per la vita

L’intera storia dedicata a Anna Scavia è nel libro “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” di Marco David Benadì, edito da Baldini&Castoldi.

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