STORIE

Al di là delle mura

Carlo Barburini
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Al di là delle mura
LA STORIA
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La nona ed ultima storia che vi raccontiamo conclude il libro di Marco David Benadì “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” e vi farà conoscere Carlo Barburini, sociologo che ha lavorato nel campo sanitario introducendo innovazione, passione e modernità in un luogo amministrato dalle istituzioni.

Carlo Barburini è “un signore molto elegante, colto ed educato che ci mette un po’ in soggezione. […] È timido, anzi ci scruta con una certa diffidenza […] pian piano inizia ad aprirsi, da quelle sopracciglia corrucciate e da quegli sguardi un po’ dubbiosi, scopriamo un signore molto simpatico dagli occhi che sorridono”.

L’autore arriva in via Fiesolana Vecchia, appena dietro Santa Croce, e ad accoglierlo sono cinque piani di scale ripidissime. In cima alla salita c’è una ricompensa, anzi due, la migliore vista su Firenze e una storia che ancora una volta lo lascerà senza parole ma con tanta voglia di ascoltare.

“A Carlo è sempre piaciuto essere europeo, italiano, fiorentino, dell’universo: “Un americano che va da New York a San Francisco non è un migrante, ma uno che si muove in un grande paese. Dovrebbe essere la stessa cosa in Europa e nel mondo!” La vedono come una questione di muri e di mura: della città, della famiglia, della chiesa: ”Non abbiamo bisogno di queste mura, non dobbiamo tornare ad isolarci”.

E Graziella, sua moglie, è d’accordo. Sono sempre rimasti a vivere in Italia ma il loro cuore è proiettato verso il mondo, verso l’estero perché anche le loro radici sono multiple ed eterogenee. L’esperienza che hanno vissuto insieme a Nottingham quando Carlo ha vinto una borsa di studio per approfondire il sistema sanitario inglese è stato uno dei momenti più belli della loro vita.

“Dunque da questa realtà di provenienze multiple, legate anche alla professione, è nato questo nostro percorso di imprinting fiorentino…”.

Dopo gli studi di sociologia Carlo cambia impiego più volte fino ad arrivare a quello che sarà il lavoro, e la missione, della sua vita: l’ospedale pediatrico Meyer. Qui, applica le sue competenze da sociologo per trasformare l’ospedale da una mera macchina per guarire a luogo strategico in cui intrecciare il tessuto sociale e culturale di Firenze.

“Volevamo creare l’immagine di un ospedale diverso che accoglie e cura. […] Il mio obiettivo era di far un ospedale che generasse emozioni positive. E per far questo, bisogna lavorare sulle relazioni all’interno e all’esterno dell’ospedale, anche nei piccoli aspetti che a prima vista possono sembrare banali: il colore delle stanze, le attività della ludoteca, il rapporto tra le stanze e gli spazi comuni”.

 

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L’immagine che hanno oggi gli ospedali pediatrici si deve a Carlo, al suo essere innovativo e avanguardista. Lui per primo fra tutti ha cambiato prospettiva, si è messo nei panni dei bambini e ha pensato come uno di loro, cercando di rendere il soggiorno in questo luogo più piacevole e accettabile, anche nei momenti più duri.

Come spesso capita le difficoltà economiche rendono tutto sempre più difficile, Carlo e i suoi colleghi decidono quindi di creare la Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer

Anche se oggi clown e musicisti sono spesso presenti negli ospedali pediatrici, all’epoca nascevano come figure strettamente legate al progetto terapeutico globale.”

Non tarda ad arrivare una nuova avventura ricca di sfide e grandi soddisfazioni. Carlo collabora alla creazione del nuovo Meyer a Careggi:

“Probabilmente ad oggi l’ospedale pediatrico più bello d’Italia. “Per me è stata un’avventura splendida”, dice fiero perché ha potuto contribuire alla progettazione lavorando a stretto contatto con architetti e professionisti qualificati e dando vita a una struttura pensata e realizzata secondo quei valori di emozione e relazione per lui così importanti.”

Successo dopo successo per Carlo giunge il momento di lasciare la Fondazione Meyer ma le energie che ha sono ancora molte e allora si butta in nuove imprese: crea la fondazione pediatrica all’ospedale di Prato e accetta l’incarico di consulente all’ospedale di Pisa. Confessa infatti:

“D’altra parte sono un po’ schizzato, non riesco a stare fermo”

 

 

 

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Dopo un solo pomeriggio di chiacchiere con Carlo si capisce che l’essere sempre in movimento è una delle sue caratteristiche principali, non fermarsi mai, non accettare l’immobilità delle situazioni ma cercare di cambiarle, di farle camminare a piccoli passi.

Quando le scale che hanno in casa sono diventate una barriera, un ostacolo per il lavoro e per la vita sociale, Carlo e Gabriella decidono di installare un montascale. E anche l’autore che li ha conosciuti non riesce ad immaginarli in un ambiente diverso da questo.

“Basta osservare loro due, guardarli nelle bellissime foto di Alessandro: sembra che si siano conosciuti poco fa, che non sia passata una vita intera insieme – loro non hanno mai perso il loro entusiasmo per il mondo, né la curiosità necessaria per scoprire, interpretare e apprezzare il presente…”

 

L’intera storia dedicata a Carlo Barburini è nel libro “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” di Marco David Benadì, edito da Baldini&Castoldi.

su e giù per la vita

L’intera storia dedicata a Carlo Barburini è nel libro “Su e giù per la vita. Storie di uomini e donne straordinariamente ordinari” di Marco David Benadì, edito da Baldini&Castoldi.

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